Il governo italiano e l’avvoltoio maltese

Nessuno sembra farci caso, ma nel Canale di Sicilia è andata a fondo una distinzione essenziale: l’uomo si comporta da uomo, lo stato si comporta da stato. L’uomo tende la mano al prossimo in difficoltà, lo fa non secondo i trattati internazionali ma secondo l’antica consuetudine del mare a cui nessuno penserà mai nemmeno per un attimo di sottrarsi.
20 APR 09
Ultimo aggiornamento: 11:39 | 10 AGO 20
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Nessuno sembra farci caso, ma nel Canale di Sicilia è andata a fondo una distinzione essenziale: l’uomo si comporta da uomo, lo stato si comporta da stato. L’uomo tende la mano al prossimo in difficoltà, non lo lascia alla deriva senza viveri né acqua, lo tira su a bordo e lo avvolge in una coperta se era perduto tra i flutti: lo fa non secondo i trattati internazionali – pezzi di carta che nessuno leggeva in queste notti di poca luce, era ultimo quarto di luna sul Mediterraneo – ma secondo l’antica consuetudine del mare a cui nessuno penserà mai nemmeno per un attimo di sottrarsi. Lo stato, però, si deve comportare da stato. Possiamo sentirci dire che Malta “non può mai accettare immigrati che vengono soccorsi in prossimità delle coste italiane”, come ha eccepito con il suo italiano rotto il ministro maltese degli Esteri, Carmelo Mifsud Bonnici?
Da trent’anni, dal 1980, l’Italia aiuta Malta con un protocollo finanziario sontuoso, la cui ultima e quarta versione fu firmata nel 1995 da Beniamino Andreatta e non è stata mai più rivista. Più di cinquecento milioni di euro che hanno reso il reddito reale procapite degli isolani uguale a quello degli abruzzesi – per fare un esempio a caso – e superiore a quello dei siciliani. Un programma di aiuti dall’Italia che non ha eguali, nemmeno per i paesi poveri o le ex colonie. C’è da aggiungere l’assistenza militare: tre milioni di euro all’anno, per cinquanta ufficiali italiani e cento mezzi impegnati in missione di addestramento permanente tra le sparute forze armate maltesi, spesso equipaggiate con materiale donato da noi. Addestramento pensato anche per la necessità di soccorsi in mare. Il risultato? Quando nel mezzo di una crisi umanitaria il governo italiano ha avuto bisogno di aiuto, i maltesi hanno rifiutato citando le convenzioni internazionali.
La stessa cosa vale per la Libia, a cui abbiamo appena promesso 5 miliardi di dollari per costruire la loro strada litoranea, antico sogno del regime di Gheddafi – sarà utilissima ai trafficanti di uomini – e anche la costruzione di case e la concessione di borse di studio nelle nostre università a studenti libici. In cambio, avevamo chiesto a Tripoli cooperazione contro l’immigrazione clandestina. Ma anche l’ultima, enorme carretta del mare è partita da al Zuwara, porto libico. La prossima nave di disperati sia rifornita d’acqua e viveri e poi rimorchiata indietro alla base di partenza, accompagnata da una coppia d’incrociatori della Marina.